Denis Matsuev

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Review of the Concert of Denis Matsuev in Torino

A centro serata il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Liszt in un unico ‘blocco’ plurifrazionato, assai più moderno strutturalmente rispetto al Primo, pagina tuttora di sicura presa sul pubblico, nonostante certi passaggi gonfi di retorica e impregnati di vacuo trionfalismo, ritmi di marcia e via elencando. 

Mattatore di lusso Denis Matsuev (a Torino già lo avevamo ascoltato in Čajkovskij nel 2007 con Temirkanov e la Filarmonica di S. Pietroburgo poi nel 2009, nel Terzo di Prokof’ev, in entrambi i casi per MiTo, al Lingotto): suono granitico e corposo (molto granitico e talora fin troppo corposo, ma per Liszt ci può stare), tecnica agguerrita e sicura. Sa però estrarre anche bei colori, già nell’assorto intimismo dell’attacco, poi in certe zone oniriche e lunari che ricordano i Sonetti del Petrarca (è il caso del delicato arpeggio dal suono perlaceo che, seguito dai suoni ambrati del violoncello, introduce all’Allegro moderato). Perfetta l’intesa con l’orchestra, vera e propria simbiosi. Gran successo personale del pianista-atleta che ha (ovviamente) sbalordito nei plateali glissando conclusivi (gli manca però un certo qual sense of humour). Due i bis: le ipnotiche atmosfere da carillon della Tabacchiera musicale di Anatolij Liadov (Valse Badinage op. 32) e poi lo strabiliante virtuosismo di uno tra i più celebri e amati Preludi di Rachmaninov, quello in sol minore (il quinto dell’op. 23) dove il pianoforte ha modo di ruggire nei bassi come un’orchestra intera, come una macchina a pieno regime, ma con quella parte centrale caucasica impregnata di esotismo (russo, ça va sans dire). Esecuzione da manuale e scroscianti ovazioni. Gossip finale: inattesa presenza in sala del cantante Antonello Venditti (alla vigilia del suo recital nella medesima sala del Lingotto) attorniato di fans in caccia di autografi, per la serie: il pubblico è trasversale.

Attilio Piovano

Il Corriere Musicale

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